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RICCIONE
La Perla Verde dell’Adriatico


di Andrea Speziali


Nell’anno dell’unificazione italiana 1861, nelle sei parrocchie che costituiranno il territorio che nel 1922 dell’autonomo Comune di Riccione, vivono complessivamente poco più di 1.000 abitanti, sudd le ‘’Casette’’ del ‘’vecchi paese’’, la parrocchia di San Lorezino, altri nuclei parrocchiali e le case coloniche .

1 gennaio 1862, il treno Omnibus della linea Bologna-Ancona, inaugurata il 10 novembre 1862. In quell’anno gli abitanti di Riccione sono in paese 462, nel ghetto 49 e in campagna 547. Effettua la prima fermata a Riccione, al casello che si affaccia sul percorso tra il ‘’vecchio paese’’ e la spiaggia, denominato in dialetto ‘’ la viola’’ cioè la viuzza, il sentiero che portava al mare.
Successivamente ‘’la viola’’ diventa prima viale Viola per diventare nel 1892 viale Maria Ceccarini.

1865. Il treno Omnibus, dopo una sperimentazione triennale, ferma regolarmente al casello di Riccione fino al 1891 quando viene costruita la stazione ferroviaria (data)

1867. Don Carlo Tonini, parroco della parrocchia di San Martino, nel ‘’vecchio paese’’, dopo avere fatto campagna per la fermata del treno, organizza, in collaborazione con il Comitato per gli Ospizi Marini di Bologna da ospitalità a 106 bambini scrofolosi presso le famiglie della parrocchia. I primi soggiorni estivi nelle casette del ‘’vecchio paese’’ per gruppi di bambini affetti da scrofolosi. Iofolosi. I bambini sono ospitati in alcune abitazioni alle ‘’Casette’’ .

1877. Il Conte riminese Giacinto Martinelli Soleri, in società con Emilio Amati apre l’Ospizio Martinelli Amati per bambini scrofolosi, in una zona prossima allo sbocco a mare della ‘’via dei bagni’’ nell’area oggi occupata dal Grand Hotel.

1878. Costruzione di un secondo Ospizio per bambini scrofolosi, l’Ospizio Romagnolo per iniziativa del forlivese Prof. Luigi Casati e dei riccionesi Del Bianco, Papini, Saviotti, nell’area dell’attuale Piazzale Giardini.

1879. Costruzione della villa Martinelli in viale Principe di Piemonte, attuale viale Gramsci.

1880. Il Conte Martinelli progetta e realizza un piano regolatore sulle aree da lui acquistate tra la ferrovia e il mare, il Rio Melo e viale Cesare Battisti: è il primo tracciato di strade alberate – viali – della Riccione ’’marina’’.

1884. Lungo viale Viola (poi Ceccarini) vengono costruiti i primi villini.

1885. Apre il Ristorante Bologna, uno dei primi della zona marina. Più o meno negli stessi anni apre anche il Ristorante Galavotti.

1889. Costituzione della Società di Mutuo Soccorso tra i marinai di Riccione.

1891. Maria Ceccarini (Nata Mary Boorman Wheeler, New York 1839 – 1903) inaugura il giardino d’infanzia, collocato nel ‘’vecchi paese’’, sul tracciato della via Flaminia e da lei donato.

1893. Maria Ceccarini inaugura l’ospedale dedicato al marito, il medico Giovanni Ceccarini, morto qualche anno prima, costruito a sue spese per le cure gratuite ai poveri della borgata di Riccione e dei dintorni. Illuminazione elettrica di viale Viola fino al mare, collegata alla centrale dell’ospedale ‘’Giovanni Ceccarini’’.

1895. Per interessamento del Conte Martinelli di Sebastiano Amati, del farmacista Pozzi viene costituita in Riccione la delegazione di Stato civile.

1901 Maria Ceccarini dona 70.000 lire per la costruzione del porto e la costruzione del Rio Melo.
Sebastiano Amati apre il primo albergo.
Riccione conta 3.285 abitanti di cui 1.082 sanno leggere e scrivere.
Nell’arco di quarant’anni Riccione ha più che triplicato i propri abitanti, contando 3.285 residenti, di cui 1.082 in grado di leggere e scrivere.

1903. Muore Maria Ceccarini, benefattrice e fondatrice di Riccione.

1905. Si costituisce la Società Pro-Riccione per ‘’mantenere viva la causa dell’indipendenza comunale’’; ne sono promotori Sebastiano Amati, Ausonio Franzoni e il Dottor Conte Felice Pullè, originario di Modena.
Apre il primo sportello bancario a Riccione, il Credito Romagnolo, allora Banca Piccolo Credito, apre un recapito sul viale principale del paese.
Si contano oltre 200 villette

1906. Le automobili della società Aemilia iniziano regolare servizio di collegamento tra Rimini e Riccione con tre corse giornaliere.

1907. Progettazione ed inizio della strada litoranea, attuale viale D’Annunzio, sugli arenili ceduti dal demanio.

1909. Posa della prima pietra della Chiesa al mare ‘’Mater Admirabilis’’.
Installazione del primo acquedotto pubblico; in precedenza l’acqua veniva estratta dai pozzi o trasportata in botti dalla sorgente delle Fontanelle.

1910. Prima richiesta di distacco dal Comune di Rimini.
Numero degli ospiti: 500 in giugno, 6.000 in luglio, 6.000 in agosto, 2.500 in settembre.
Si costituisce la Società Elettrica Riccionese tra villeggianti ed abitanti.

1912. Viene inaugurato l’Hotel Lido. Il viale viene ufficialmente dedicato alla memoria di Maria Ceccarini.

1916. Il terremoto distrugge la Chiesa di San Lorenzo in Strada, l’Ospizio Martinelli Amati, le torri Fontanelle e Trinità (sedi della guardia di finanza in servizio al litorale) ed altri numerosi edifici.

1917. Requisizione di villini ed Ospizi per i profughi delle zone invase dagli austro-ungarici per i prigionieri di guerra.

1919. Richiesta formale per Ministero degli Interni di costituire Riccione in Comune autonomo.

1921. Si inaugura il Politeama Nirigua, del bolognese Guarini, nell’area dove fino al 20?? c’era l’Acquariun dei delfini.
Riccione conta 5.606 abitanti, gli alberghi e le pensioni sono complessivamente 13.

1922. Agosto ‘’insurrezione popolare’’ per imporre l’indipendenza amministrativa da Rimini. Il regio decreto del 19 ottobre sancisce la costituzione del Comune di Riccione.

1923. Silvio Lombardini viene eletto primo sindaco.
Si ricostruiscono i moli del porto in cemento armato. Viene sistemata la rete stradale.

1924. Si inaugura il ponte sul Marano con facilitazione del collegamento con Rimini.

1925. Costruzione dello Stabilimento Balneare, in concessione ad una ditta milanese; l’esperimento termina l’anno successivo per l’opposizione dei riccionesi.

1926. Si inaugura il Teatro Dante in viale Ceccarini, già teatro Pietro Schedoni (1910).
L’amministrazione comunale delibera altri interventi sul viale: tra le varie iniziative si decide di mettere in vendita i pioppi che gli fanno da cornice.

1927. Inaugurazione della linea tramviaria Rimini-Riccione.
Vengono acquistati e piantumati 110 pini che prendono il posto dei vecchi pioppi abbattuti. L’intervento di arredo urbano che qualifica e abbellisce il ‘’salotto’’ è ormai completo.

1928. Costituzione dell’Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno di Riccione.
Inaugurazione della grande fontana ornamentale realizzata in piazzale Roma.

1929. Costruzione sull’area dell’ex Ospizio Martinelli Amati del nuovo Grand Hotel.
Edda Mussolini inaugura la Casa del Fascio che sorge sul viale al di sopra della ferrovia.

1931. Gli abitanti sono 7.170, gli esercizi alberghieri 86, gli alloggi privati 758; ospiti nella stagione 34.685, presenze giornaliere 963.343.

1933. Si costituisce il Club Nautico Riccione; presidente il Sen. Camillo Manfroni, tra i soci Vittorio e Bruno Mussolini.

1934. Donna Rachele acquista la villa Margherita.

1937. Gli abitanti sono 8.372, gli ospiti 41.154; le giornate di presenza 1.032.598 (punta massima dell’afflusso turistico prima della seconda guerra mondiale).

1938. 28 ottobre si inaugura il palazzo del Turismo, il primo dell’Adriatico, progettato dal riminese Gogliardo Ossani.

1939. Inizia La Notte delle Stelle e il Premio Riccione per la sceneggiatura cinematografica.

i primi abitanti di riccione

Duecentomila anni fa il territorio riccionese era un ambiente arido e freddo, popolato da grossi erbivori, fra i quali "forse anche i mammut". Tracce dei primi insediamenti di villaggi di agricoltori del Neolitico antico sono state scoperte in aree oggi comprese nel comune di Misano, confinante con Riccione, dove sono stati rinvenuti resti di agglomerati della fine del II millennio a.C. (età del rame). Lungo la via Flaminia, che già nel periodo del Bronzo antico era utilizzata per gli spostamenti a breve e lungo raggio, abitavano gruppi di uomini e donne che culturalmente erano già collegabili all'area adriatica. L'importanza di questa arteria è confermata anche dalla scoperta di un grande insediamento urbano di 4mila metri quadrati, costruito da abitazioni di forma rettangolare, con canali di scolo e buche di scarico che testimoniano una forma evoluta di aggregazione sociale ed economica. Ma è a partire dall'età del ferro che si sviluppa la civiltà villanoviana, il cui centro è Verucchio, nella quale la struttura sociale è caratterizzata dal sorgere della proprietà privata, che determina la divisione in classi. Anche la decadenza di Verucchio favorirà l'arrivo delle popolazioni celtiche, successivamente emarginate dai Romani. Siamo nel 295 a.C. : comincia un rinnovamento completo. Da questo momento dopo la fondazione della colonia latina di Ariminum (l'attuale Rimini), molte famiglie romane si insediano in quest'area. Lungo la via Flaminia, che diverrà l'arteria principale, sono state rinvenute le tracce di un centro a lungo abitato che ha confermato l'importanza della via come polo di attrazione e insediamento di attività produttive. Altri profondi mutamenti del territorio saranno provocati a partire dal III secolo dalle incursioni barbariche. La crisi del mondo romano coincise anche con un periodo climatico particolarmente freddo che determinò mutamenti nell'ambiente, con la progressiva diminuzione alle soglie del Medioevo degli insediamenti produttivi e abitativi.

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quanto riccione si chiamava arcioni

Il nome di Riccione nella sua forma arcaica compare nel Codice Bavaro, il manoscritto papiraceo emanato dalla Camera arcivescovile ravennate che raccoglie annotazioni di possedimenti e donazioni della Chiesa di Ravenna nella Pentapoli, il territorio di cui in epoca bizantina faceva parte il territorio riccionese. Nel codice si fa riferimento ad Arcioni. Sulle origini del nome molte sono le ipotesi. Fra le più suggestive quella che la riconduce alla parola Arkeion, portata in Italia dai Bizantini e riferita ad una pianta, la leppa, che cresceva spontanea sulle spiagge di Riccione ed era usata come medicina per curare la raucedine, la tosse, l'ulcera e l'artrite.

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gli agolanti

Gli Agolanti furono i signori di Riccione. Per alcuni storici l'arrivo della nobile famiglia fiorentina in esilio deve essere fatto risalire al 1260. Alle spalle di Riccione, sulle colline, del castello che fu la loro dimora restano solo dei ruderi. Ma nel periodo di massimo splendore degli Agolanti vi soggiornarono personaggi di rango e teste coronate come la regina Cristina di Svezia che vi che fu ospitata nel 1657 durante un suo viaggio verso Roma. Molti membri della famiglia ebbero cariche importanti nell'amministrazione riminese e strinsero legami con casate influenti, fra le quali quella dei Malatesti, i signori di Rimini. Ma per gli Agolanti, che possedevano palazzi anche a Rimini, il castello fu soprattutto luogo di villeggiatura e residenza dalla quale controllare i possedimenti e l'attività agricola. Passato successivamente dagli inizi del 1700 ad altre famiglie, fu danneggiato dal terremoto del 1786. In parte abbattuto e adibito a casa colonica fu ceduto nel 1982 al Comune di Riccione dagli ultimi proprietari, la famiglia Verni, di San Giovanni in Marignano.

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ceccarini coniugi benefattori

Nella seconda metà dell'800 Riccione era una comunità agricola molto povera. La pesca era un'attività complementare, alla quale era dedita soprattutto la popolazione costiera. Il turismo e l'attività balneare non erano nemmeno agli albori. Fu in questo contesto di povertà e arretratezza che agirono i coniugi Ceccarini, Giovanni e Maria Boorman Wheeler. Sensibili alle necessità della comunità riccionese progettarono numerose iniziative assistenziali e sanitarie. Cominciarono insieme. Alla morte di Giovanni, medico, fu la vedova Maria, americana, a proseguire sulla strada imboccata insieme al marito, prima sostenendo la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Riccione, poi promuovendo la distribuzione giornaliera di pasti alle famiglie indigenti. Nel 1891 inaugurò il primo asilo infantile, che accoglieva i bimbi riccionesi. La retta era commisurata alle condizioni economiche delle famiglie e l'impostazione pedagogica era all'avanguardia, basata su criteri di sviluppo della personalità del bambino e non su principi di semplice assistenza. Un anno dopo Maria Boorman posò la prima pietra dell'ospedale "Ceccarini", nel quale venivano curati gratuitamente i malati poveri. Un'iniziativa di grande rilevanza, all'epoca, se considera che l'unico ospedale della zona era a Rimini e che accoglieva solo i malati della città. Sempre a lei si deve la realizzazione del porto riccionese, per il quale anticipò parte del capitale necessario, costruendo successivamente a sue spese la strada di accesso. Alla sua morte dispose che l'ospedale venisse eretto Ente morale e lasciò in eredità un patrimonio fondiario per garantire alla struttura sanitaria l'autosufficienza.

viale ceccariniil bosco dell'acquaviale ceccarini

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la protesta autonomista

Agli inizi del secolo Riccione era ancora poco più di una borgata, nella quale però pulsava già la forte vocazione al turismo balneare che l'avrebbe fatta diventare uno dei centri turistici più conosciuti in Italia e in Europa. Il centro urbano si sviluppava soprattutto lungo la zona costiera, con servizi e locali pubblici funzionali all'espansione della nuova economia turistica. Una crescita basata sull'iniziativa privata che gradualmente aveva alimentato una spinta autonomistica. Il comune di Rimini era accusato di disinteressarsi delle sorti di Riccione e mentre cresceva la protesta aumentavano le rivendicazioni della classe imprenditoriale emergente che ravvisava nell'autonomia comunale le condizioni per lo sviluppo economico e sociale del paese. Il 24 agosto del 1922 un comitato cittadino proclamò l'autonomia, alla quale la giunta riminese socialista, non senza scontri interni al partito, si dichiarò alla fine favorevole. Fu il Commissario prefettizio, nominato dopo la caduta della giunta costretta alle dimissioni dall'incalzante violenza delle squadre fasciste, a nominare la commissione incaricata di definire la separazione territoriale e patrimoniale del comune. Il 4 novembre del 1923 si insediò il primo sindaco di Riccione: Silvio Lombardini.

riccione-005 riccione-008Palazzo del Turismo

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le vacanze riccionesi della famiglia mussolini

Il primo albergo di Riccione fu inaugurato da Sebastiano Amati nel 1901. La "perla dell'Adriatico" era allora ancora una borgata che aspirava all'autonomia comunale. Una borgata povera che però iniziava a perdere gradatamente la sua fisionomia, orientandosi verso il mare e ponendo le fondamenta di una nuova struttura urbana ed economica basata sul turismo. Fu il Duce, Benito Mussolini, eleggendola scenario dei suoi bagni propagandistici, a fare di Riccione un'icona della vacanza elitaria. Come residenza estiva aveva scelto la bella villa di Giulia Galli Barnabei, comprata da Rachele Mussolini nel 1934 e ristrutturata sei anni dopo, quando fu allargata per ospitare anche un campo da tennis privato e un piccolo posto di guardia. I filmati dell'Istituto Luce ritraggono Mussolini in costume da bagno, sulla spiaggia, prima di una vigorosa nuotata o accanto ad un idrovolante, esaltandone il suo lato populistico. Con lui Riccione e la sua spiaggia divennero famigliari a milioni di italiani e scenario di importanti avvenimenti politici: qui, nell'agosto del 1933, Mussolini incontrò il cancelliere austriaco Dolfuss che l'anno successivo fu assassinato proprio mentre la sua famiglia trascorreva le vacanze a Riccione.

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dalle vacanze di elite alle vacanze di massa

Nel Ventennio fascista, sull'onda della propaganda di regime che immortalava le vacanze della famiglia Mussolini, le ville che le famiglie nobili romagnole avevano iniziato a costruire a pochi passi dal mare, affacciate su viali alberati, disegnavano già la nuova struttura urbanistica di Riccione: quella di una "città giardino". Le fotografie dell'epoca ci consegnano l'immagine di un'area che in pochi anni ha subito una trasformazione radicale. E' l' immagine di una località balneare immersa nel verde che sta oscurando la fama di località turistiche rinomate. Nel 1931 registra la presenza di 34.685 vacanzieri. I mosconi a remi, le cabine colorate degli stabilimenti balneari, le tende parasole fanno già parte dell'immaginario collettivo. Nel 1933 gli alberghi sono saliti a 84 (fra cui alcuni simboli del turismo riccionese, come l'Hotel Savioli e l'Hotel des Bains) e i posti letto 3801. Dopo la seconda guerra mondiale, Riccione si afferma definitivamente come una località balneare mondana, passerella estiva di starlette e divi del cinema e della canzone. E' una Saint Tropez dell'Adriatico, palcoscenico di una dolce vita in salsa romagnola per la gioia di paparazzi che inseguono giorno e notte Gina Lollobrigida, Fred Bongusto, Walter Chiari, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica e Alberto Sordi, Rita Pavone e Mina. Un clima nondan-salottiero che a partire dalla fine degli anni '60 conviverà con i grandi esodi del turismo di massa.



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