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Villa Antolini

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I vecchi riccionesi la ricordano come la villa degli americani, i riccionesi d’oggi la conoscono come villa Antolini, il Comune di Riccione si è limitato ad inserirla in un opuscolo dedicato alle dimore di un certo prestigio presenti sul territorio; ad alcuni rapidi osservatori può forse lasciare traccia del suo fascino.

Questa struttura contribuirà ad un ulteriore approfondimento dell’Art Nouveau, che già tanto spazio occupa nei testi scolastici. La scoperta da parte di Andrea di villa Antolini nasce da lontano: quando era ancora un bimbo, all’età di circa sette anni fece un sogno il cui ricordo rimase vividamente impresso nella sua mente: con una sorta di effetto zoom aveva visto stagliarsi sullo sfondo di un cielo buio, prima, una macchia scura illuminata da tanti punti luminosi, poi aveva distinto con più precisione un groviglio di foglie tra le quali si affacciavano delle finestre dalle linee insolite; da una in particolare aveva scorto i bracci vitrei di un lampadario enorme da cui emanava una luce che lo aveva catturato e risucchiato all’interno dell’edificio; per magia allora la casa si era animata, aveva sentito una musica, il tintinnio di calici levati per brindare e il vocio di gente festosa, poi, mentre seguiva il movimento sinuoso di una scala con una suggestiva ringhiera, fatta di assi di legno lucente a forma di esse, che gli facevano pensare alla lettera iniziale del suo cognome..… il suono si affievolisce, le luci si spengono e arriva il brusco risveglio. Non sparisce, però la memoria di quel sogno e quando, per uno strano corso degli eventi, alcuni anni dopo, cambiando casa e trasferendosi in via F. Baracca, gli capita di passare in via Milano, mentre oziosamente girellava in bicicletta, le linee insolite di una villa bianca dalle civettuole finestre, che occhieggiano tra i rami di un’edera troppo invadente, catturano la sua attenzione; torna perciò indietro, si ferma a osservare con sempre maggiore curiosità e, pervaso di meraviglia, incredulità, e una sorta di sgomento… realizza che quella era la casa del sogno, che successivamente era diventata la villa dei fantasmi e dei misteri, set preferito per tante fantasticherie e immaginarie avventure.

Da quel giorno, sempre più spesso e volutamene, si ritrovava a passare in via Milano davanti a quell’abitazione, in cui scorgeva ogni volta un nuovo particolare interessante, soprattutto via via che, con il ritorno della bella stagione, la casa, come tutta la Riviera, faceva toilette, si liberava dai rampicanti in eccesso e si animava di vivaci presenze che gli rammentavano il vocio della festa sognata da bambino.

Nel frattempo Andrea, che, cresciuto, si era iscritto all’Istituto d’Arte “F. Fellini” di Riccione e con lo studio stava coltivando la sua sensibilità artistica, aveva cominciato a raccogliere informazioni su quell’abitazione di Via Milano che, con il nome di villa Antolini, il Comune annovera tra le ville storiche di Riccione e che da qualche vecchio riccionese aveva sentito chiamare “la villa degli americani”, finché un giorno, durante uno dei suoi soliti giri, si fa coraggio e suona il campanello: la gentile padrona di casa lo fa entrare ed è così che Andrea fa la seconda strabiliante scoperta: anche la scala di legno, uno dei gioielli della villa, è proprio quella che aveva sognato; proprio con quell’ultimo fotogramma impresso nella mente si era risvegliato!

Non deve perciò stupire se per Andrea Speziali questa villa sia diventata una sorta di feticcio e se, partendo da un sogno e da una sensazione epidermica, dal piacere che si trae dalla contemplazione di un bell’oggetto, abbia voluto capire le ragioni del fascino che quel luogo esercitava su di lui e abbia intrapreso un percorso di studi che gli ha finalmente fornito le chiavi di lettura di quell’edificio: frequentando l’Istituto d’Arte, attraverso l’analisi di tanti capolavori e, in particolare lo studio dell’Art Nouveau, si è reso conto che da bambino, e quindi precocemente e senza i necessari strumenti culturali per apprezzarla fino in fondo, aveva vissuto l’esperienza del piacere estetico, un piacere che meritava di essere coltivato e condiviso.

È a questo punto che villa Antolini diventa oggetto di studi sempre più approfonditi, i cui risultati sono confluiti prima nella tesina con cui Andrea si è presentato all’esame di Stato due anni fa, ora sono utilizzati per aprire questo sito web e successivamente, supportati da ulteriori ricerche, costituiranno il cardine della tesi di laurea con cui il giovane concluderà il corso di grafica. In realtà le ricerche condotte hanno rafforzato in Andrea il convincimento che villa Antolini sia un’opera pregevole, realizzata da un artista geniale e che, pertanto, vada salvata dall’anonimato e dall’incuria a cui sembra essere condannata da quando, non più abitata, circa tre anni fa è stata messa in vendita e le piante parassite insieme all’azione inarrestabile del tempo ne stanno offuscando la bellezza, attraverso la quale la famiglia Antolini, negli anni Venti, aveva cercato una conferma del suo status sociale.




 

 

Fonte:
A.Speziali, ''Una Stagione del Liberty a Riccione'', Maggioli Ed, 2010

 

   

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