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Villa Franceschi

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Villa Franceschi appartiene al patrimonio balneare nato nei primi decenni del secolo scorso e partecipa con la sua costruzione al fenomeno urbanistico della crescita di Riccione come centro turistico. Tra la fine dell’800 ed i primi anni venti del secolo scorso si passa da un turismo terapeutico ad uno balneare con la costruzione di ville e villini accanto ai primi alberghi, analogamente a quanto stava succedendo in alcuni centri della Versilia. Numerose famiglie dell’alta borghesia dell’Emilia ed anche del resto d’Italia trovarono a Riccione l’ambiente adatto e la disponibilità di terreni edificabili per costruire le loro case di vacanza sul modello di quell’eclettismo che allora stava trionfando in Europa.
Caratteristica dello stile era il riprendere ispirazione dal passato ed inserirvi anche le più recenti proposte dell’Art Nouveau come l’uso di decorazioni floreali che nella loro iterazione sconfinavano nella ricerca astratta e l’uso di materiali di avanguardia anche se utilizzati con forme tradizionali (si pensi alla ghisa, al vetro ed al cemento).
In questa corrente formale si inserisce anche la realizzazione di Villa Franceschi, che sorge in una prima fase tra il 1900 e il 1910 ed in una seconda fase verso gli anni venti nell’aspetto e con le decorazioni che oggi ammiriamo. Infatti l’edificio non appare nelle tavole dell’urbanizzazione riccionese del 1901, mentre il lotto nel 1912 occupato da un edificio di dimensioni minori dell’attuale. Forse per il terremoto dei 1916 o per passaggio di proprietà, l’edificio negli anni venti viene ristrutturato e sono aggiunti la parte posteriore con la torretta ed il corpo garage e la casa del custode. Le due diverse epoche di costruzione sono anche rilevabili dalle fondazioni, impostate a due quote diverse e giuntate. Inoltre la muratura esterna dei corpo aggiunto è diversa dalla precedente. Tipico delle costruzioni di quegli anni è il piccolo capanno nel giardino che nasconde il pozzo, dotazione indispensabile nelle ville riccionesi dei primi del secolo fino al 1929, quando fu inaugurato il nuovo acquedotto che liberò la stazione balneare dalla tradizionale penuria d’acqua.

*Testi di Stefano Guidi, architetto di Rimini




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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