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Villa Mussolini

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Inizialmente denominata villa Margherita, fu edificata nel 1890. Situata sul lato mare, confinava con la spiaggia, alla quale si accedeva direttamente dal giardino. Originariamente era costruita su due piani con una torretta appena più alta sul lato di levante che segnava l’ingresso.

La Villa venne acquistata nel 1934 da Donna Rachele Guidi Mussolini.
Sorgeva sulla Via Litoranea, poco distante dall’incrocio con via Viola (la stradina di accesso ora è viale Milano); dal giardino si poteva accedere direttamente alla spiaggia. Era un edificio semplice, senza molti ornamenti, costruito su due piani.
Ritroviamo la tipologia del villino con torretta, che in questo caso si trova sul lato di levante a segnare l’ingresso. All’interno è diviso in tredici vani più servizi ed accessori esterni. 
Era stato fatto edificare da Ferdinando Mancini di Riccione nel 1893, che la vendette l’anno successivo ai Beccadelli; passò poi ai Monti di Ferrara, agli Angeletti di Bologna, e infine a Giulia Galli Bernabei, che la vendette a Donna Rachele il 7 luglio 1934, con l’intermediazione del Podestà Frangiotto Pullè, per 163.000 lire (o 176.000 lire, secondo altre fonti).
Sembra che Mussolini fosse contrario all’acquisto, perché troppo esoso, ma Rachele si mise d’accordo con Alessandro Chiavolini, segretario particolare di suo marito, per farsi dirottare i diritti d’autore per alcuni articoli pubblicati da Benito sulla rivista americana “Fortune” destinati alla beneficenza, pagando la caparra a sua insaputa.
All’epoca, i Mussolini si recavano già da anni in villeggiatura a Riccione.
Benito infatti aveva la passione dei bagni di mare e, se fino al 1925 aveva scelto Cattolica, oltre ad aver sperimentato sporadicamente altre località come Senigallia e Levanta e Levanto, dal 1926 predilesse decisamente Riccione. L’amena località aveva ai suoi occhi anche il pregio di essere una “terra d’eroi, fascistissima sin dalla nascita”, avendo ottenuto l’indipendenza grazie ad un gesto di stampo fascista; inoltre qui risiedevano i fedeli conti Pullè, che avevano marciato a Roma al suo fianco.
Nel 1926 la famiglia Mussolini aveva preso in affitto Villa Terzi su Viale Roma (di fronte al Des Bains), dal ’27 al ’31 soggiorna al Grand Hotel Lido, appartenente alla famiglia Galavotti, nel ’32 affitta Villa Margherita (ex Villa Monti), finché nel ’34 Rachele si decise all’acquisto, con la complicità dei Pullè.
Villa Mussolini diventò quasi una dependance estiva di Palazzo Venezia, anche se Rachele mal sopportava la presenza dei gerarchi anche sul luogo di villeggiatura.
Qui si riunivano nobili, imprenditori, politici italiani e stranieri; tra gli ospiti che frequentavano la Villa troviamo i coniugi Gea Della Garisenda e senatore Teresio Borsalino dell’omonima fabbrica di cappelli, il Cancelliere Dollfuss e la sua famiglia e naturalmente i Conti Pullè.
Gerarchi, nobili e industriali costruirono altre ville a Riccione e dintorni.
Riccione divenne un luogo mitico e la sua fama crebbe a dismisura; la sua spiaggia fu pubblicizzata nei cinegiornali dell’Istituto Luce e alcuni di essi riguardavano proprio la famiglia Mussolini: in un filmato del 1937 la voce fuori campo dice che Riccione è “una delle più belle e frequentate spiagge italiane e particolarmente cara agli italiani perché preferita dal duce e dalla sua famiglia” e viene mostrato l’idrovolante di Mussolini con un nugolo di barche e bagnanti attorno; in un altro filmato del 1935, Edda premia i vincitori di una gara di tiro al piccione. Le iniziative sportive, tennis, vela, tiro al piccione, gare motociclistiche, fanno parte della cultura fascista: al mare l’uomo nuovo può “rigenerarsi e prepararsi ad eroiche imprese”. Il corpo per la prima volta viene esibito in spiaggia, mito dell’uomo nuovo forte e sano. Questi filmati fecero entrare Riccione nell’immaginario collettivo italiano; ora tutti potevano andare in vacanza, come un tempo solo i ceti privilegiati: anche questa era una strategia populista del regime che dava all’italiano medio l’illusione di contare di più. In realtà l’ambiente esclusivo della famiglia Mussolini e dei villeggianti altolocati era lontanissimo e ben separato dai comuni turisti. Fra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30 le presenze turistiche erano raddoppiate. Nel 1933 la stazione balneare aveva fatto enormi progressi dai tempi in cui reclamava l’autonomia: era collegata con Rimini con un tram elettrico, aveva un suo acquedotto, luce elettrica, bagni pubblici, medici per tutte le specialità. Si presentava con viali puliti e ben illuminati, sui quali si affacciavano i giardini di ville e villini, che costeggiavano ininterrottamente anche la spiaggia. Nel 1931 c’erano 86 alberghi e pensioni, per clientela con diverse possibilità economiche.
D’altra parte il dittatore si imponeva anche qui con i suoi metodi: l’albergatore Domenico Galavotti, proprietario dell’hotel Lido in cui i Mussolini soggiornarono nelle stagioni estive dal ’27 al ’31, ad esempio, fu costretto a cambiare i nomi vistosamente anarchici dei propri figli (Ribelle e Giordano Bruno).

Anche alla vigilia della guerra, in riviera ci si continuava a divertire, ci si sentiva più liberi; proprio dove Mussolini trascorreva le sue vacanze, si potevano ballare ritmi americani e il regime chiudeva un occhio sui nomi stranieri di alberghi e ristoranti. Si racconta addirittura che all’interno della Villa ci fosse una sala cinematografica in cui era possibile vedere privatamente i film vietati dal regime.

Nel 1940 Villa Mussolini fu ristrutturata e ampliata con l’acquisto di altri 6000mq di terreno: al piano terra si aggiunsero una saletta da pranzo, il soggiorno e la veranda; la costruzione fu sopraelevata di un piano all’interno del perimetro originario.
Lo stesso anno l’intera proprietà venne inglobata in un’area di circa 6.000 mq., compresa tra i viali Vittorio E. III (viale Milano), viale Roma (via dei Giardini) e viale Addis Abeba (viale I. Nievo), dopo l’abbattimento dei fabbricati esistenti, per far spazio alla costruzione di una palazzina per i figli Bruno e Vittorio, di un patio di collegamento tra le due abitazioni e i servizi, ad un campo da tennis e ad un giardino.

Dopo la fine della guerra il complesso cominciò ad essere smembrato: nel 1946 furono demoliti parte del patio ed i servizi lato monte, per ripristinare quel tratto di viale Milano che era incluso nella proprietà; nel 1948 venne demolita la palazzina di Bruno e Vittorio. Negli anni ’70 la villa ed il parco adiacente, furono utilizzati come ristorante e le modifiche interne si possono far risalire a quell’epoca. Quando il ristorante chiuse, la villa e il giardino caddero nel più completo degrado; nel 1980 (con D.M. 13.10.1980),  l’ex Villa "Mussolini" venne vincolata dalla Soprintendenza  per i Beni Ambientali e Architettonici per le Province di Ravenna - Ferrara - Forlì a norma dell'art. 1 della Legge 1089/1939.
Nel 1983 Il giardino della villa fu acquisito al patrimonio comunale e aperto al pubblico, dopo una sistemazione generale.
Nel 1997 la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini acquistò la Villa e la diede in comodato d’uso al Comune di Riccione, con l’impegno da parte di quest’ultimo, di riqualificarne l’immagine. Nel 2005 la Villa era finalmente pronta per essere riaperta ed utilizzata come spazio espositivo. Oggi è in progetto un museo del turismo balneare e un centro di ricerche sul turismo.  
I restauri voluti dal Comune, hanno cercato di avvicinare il più possibile villa e giardino all’immagine originaria: alla torretta sono state riaperte le aperture ed è stata rifatta la balconata in testa, il giardino ha ripreso il suo impianto originario con i due pini marittimi di fronte alla veranda, una parte a sud viene curata con palme, banani e piante esotiche come troviamo nelle foto dei giardini dell’epoca. Nella posizione in cui si trovava la palazzina dei figli di Mussolini, Bruno e Vittorio, si è creato uno spazio all’aperto che viene utilizzato per delle manifestazioni. (Quest’ultimo spazio è collegato alla villa con un pergolato ricoperto in glicini, gelsomini e rose rampicanti che riprende il percorso del patio dell’epoca e delimitato ai lati da una coltre di cipressi nani). La recinzione è stata rifatta, demolendo quella preesistente in cemento armato, con colonnine in mattoni faccia a vista alternati a elementi in perlino rosa, tra le colonnine è stata sistemata una ringhiera in ferro battuto con gli stessi disegni dei parapetti originari della villa. Un boschetto in alloro alternato al bambù segue per buona parte la mura di recinzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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